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Una conversazione con Giulio Ridolfo

Lei è textile and colour designer: in cosa consiste il suo lavoro?

Mi sono formato diversi anni fa, quando la figura di textile e colour designer non era ancora così comune. Ho studiato moda e sostenuto un master in Fashion design, e in quest’ambito il colore era (ed è tuttora) una componente fondamentale, legata alla ricerca sui materiali e in particolare sui tessuti. Il mio lavoro consiste nel trovare il tessuto giusto – come farebbe un sarto, dunque con un’attenzione particolare alle forme e alle cuciture – ma nel settore del furniture design.

 

Negli anni ha sviluppato un metodo molto personale per comporre schemi di colori: di cosa si tratta?

Più che un metodo è una raccolta: di stimoli, occasioni, temi. Il punto di partenza è sempre un collage di tessuti d’archivio e un layering di oggetti: una scomposizione che mi aiuta a immaginare il racconto. Quanto ai colori, lavoro con il sistema cromatico NCS perché con i suoi inter-toni creo stratificazioni e velature, un lavoro pittorico simile a quello che si fa con gli acquerelli, basato sulla sottrazione più che sull’aggiunta. Trovo che oggi ci sia un interesse smodato per i colori, con tendenze che cambiano di anno in anno: è una cosa che mi dà da pensare, perché i colori sono una gioia di tutti e non vanno imposti. Certo alcuni colori sono nell’aria, e spesso è anche facile capire perché.

 

Si è laureato in Fashion Design e ha lavorato sia per il mondo della moda che per quello dell’arredamento. C’è differenza nel suo approccio a questi due ambiti? In che modo si contaminano tra di loro?

Amo moltissimo entrambi. Mi sono espresso a lungo solo attraverso la moda, è un mondo che mi piace per la sua creatività ma non per i suoi ritmi compulsivi. Quando mi sono trovato a lavorare per il mobile, quasi per gioco, mi sono trovato più a mio agio nei suoi tempi lunghi e nella possibilità di riflettere con calma.

 

Com’è iniziata la collaborazione con Cantarutti?

Cantarutti mi ha chiesto di collaborare sui colori dei tessuti per la sua collezione di sedie. Mi ha colpito il loro modo di intendere il colore come valore continuativo e non legato a una periodicità, a una tendenza.

 

Come si è svolto il suo lavoro – come ha costruito la palette dei colori e da cosa ha preso ispirazione?

Cantarutti è un’azienda in cui il legno è un archetipo. Le essenze di partenza sono il faggio e il frassino, colori chiari che andavano valorizzati, resi luminosi. La mediterraneità è proprio questo: luce, vibrazione, apertura, gioiosità. Molto interessante è stato metterla all’opera sui progetti di designer nordici o comunque dal segno marcato, dove il colore doveva armonizzarsi non soltanto con le venature del legno ma anche con forme argute, in un blend che è risultato armonico e sensuale.