HomeStorieIntervista a LucidiPevere

Una conversazione con LucidiPevere

Tre anni fa siete stati contattati da Cantarutti per progettare una sedia della loro collezione, oggi state coordinando l’intera offerta. Qual è stato il percorso che vi ha portati a questo lavoro?

Fondamentalmente la necessità di tracciare e definire una transizione dalla Cantarutti che abbiamo conosciuto tre anni fa a quella che stiamo contribuendo a costruire oggi insieme alla proprietà. Volevamo dare un segnale a tutti i clienti – consolidati e da acquisire –  comunicando ai primi un miglioramento dei modelli storici e prospettando ai secondi quello che sarà il nuovo concept dell’azienda in termini di materiali, estetica, immagine coordinata e comunicazione. Abbiamo immaginato un percorso graduale per accompagnare i clienti verso l’unexpected, anche coinvolgendo designer che avessero un segno diverso dal nostro.

 

Com’è cambiata l’azienda in questi anni?

L’azienda è in grande mutamento. Negli ultimi tre anni il lavoro è stato molto, ma la forza di Cantarutti è proprio il dinamismo che la anima. Ci sono stati cambiamenti a tutti i livelli: dal rafforzamento dell’area commerciale alla ristrutturazione del reparto produttivo, dalla nuova sede – forte di nuovi reparti come la tappezzeria e la verniciatura – alla squadra creativa di professionisti che interagiscono per rafforzare l’identità aziendale, e molto altro ancora.

 

Qual è l’idea da cui siete partiti e come si è evoluta nel corso del lavoro?

L’idea di partenza è stata immaginare un nuovo brand, con un’estetica sua, diversa da quella di tutti i produttori di sedute, soprattutto in legno. Volevamo dargli un’identità molto riconoscibile, che distinguesse Cantarutti dai brand che già sono sul mercato. Abbiamo lavorato per dare una nuova pelle all’azienda, ragionando su prodotti e designer, sensazioni tattili e visive, comunicazione e fotografia. Un progetto in continua evoluzione che vuole come prima cosa mettere in luce il “saper fare” tipico della zona con un linguaggio contemporaneo ma durevole nel tempo.

Potete darci qualche piccola anticipazione?

Stiamo lavorando su un nuovo prodotto che pensiamo possa rappresentare perfettamente la nuova natura di Cantarutti: una collezione in cui il legno è protagonista ma dove la parte imbottita assume un ruolo chiave nella lettura del progetto. È un punto di partenza per la nuova dimensione tessile che l’azienda sta per intraprendere; se Why è un’architettura in legno in piccola scala, la nuova collezione sarà un omaggio all’aspetto tessile/cromatico dell’oggetto, dove il legno diventa pura cornice per un importante lavoro su colori, materiali e finiture.

 

Che cosa significa per voi unexpected?

Unexpected è l’inatteso nella sua accezione positiva. Come progettisti ci è sempre piaciuta l’idea di sorprendere con qualcosa di inedito, pur senza dimenticare produzione e mercato. Unexpected non è quindi sinonimo di bizzarro o stravagante, al contrario, la sfida starà proprio nel riuscire a coniugare l’inaudito con una classicità moderna, attraverso un linguaggio che possa raccontare qualcosa di nuovo che dura nel tempo.